Una gita inseguita per tre anni e finalmente realizzata: la cresta del Gross Diamantstock ci ha accolto con le sue lame affilate e i suoi passaggi di quarto, regalandoci un weekend intenso, divertente e memorabile.
Sabato si sale in capanna senza pioggia, che arriva solo in leggera misura una volta arrivati, ma per fortuna dura poco. Già si pensava al peggio (o al meglio?) con un pomeriggio tutto in capanna. In falesia ci si allena con tiri più o meno semplici, quasi tutti con gli scarponi, per prendere confidenza con la sensazione che si avrà l'indomani sulla cresta. Il capo gita affronta un 6b+ con gli scarponi, giusto per scaldare l'atmosfera – o come sfida con se stesso? Scalata praticamente l'intera falesia, si rientra in capanna e il gruppo si divide: da una parte le epiche partite a trottolino, dall'altra le partite a carte. In entrambi i casi non mancano polemiche accese, goal contestati, discussioni infinite sulla fortuna e polsi doloranti il giorno dopo.
Dopo una buona e abbondante cena (nonostante frutta e panna, non nel dessert!), il capannaro ci avvisa: l'indomani ci saranno ben 14 cordate sulla cresta, un record per questa estate. Le partenze vengono scaglionate: alle 4.30 le prime 4 cordate da due, alle 5.00 noi ticinesi, alle 5.30 7 francesi che dormiranno poi in capanna. La farmacia ingombrante del capo gita diventa subito un peso che nessuno vuole accollarsi, anche se alla fine resterà fedelmente – non senza qualche giusta obiezione – nello zaino di un partecipante fino al rientro la domenica.
Domenica l'avvicinamento di 1h30 ci porta all'attacco, ma le cordate davanti a noi non sono ancora partite: solo la prima ha fatto pochi metri sul muro iniziale. Troppo bravi noi a scegliere il percorso su quel che rimane del ghiacciaio? O forse si sono semplicemente preparati con calma eccessiva loro? Il freddo ci costringe a improvvisare esercizi di riscaldamento: pistol squat, flessioni e saltelli mentre aspettiamo il turno.
Poi ecco che finalmente si parte, sul muro iniziale di 4c. Uno dei capigita, come lo vede, decide di mettersi le pedule che terrà fedelmente fin quasi alla vetta! Ma quindi tutto l'allenamento del giorno prima a che è servito?
La cresta procede, ma molto a rilento: le cordate davanti sono in difficoltà su quasi ogni passaggio tecnico, con urla che sembrano da 8a, scarponi che scivolano e una gestione della corda discutibile, sempre tutti i 50 m fuori anche dove servirebbe tenerla corta. Forse la formazione CAS ci ha reso troppo attenti a questi dettagli? O forse non tutte le persone sono proprio in chiaro su come andare in montagna? Ad ogni modo noi, in otto, non proviamo nemmeno a superare: meglio mantenere la calma e godersi il ritmo, non abbiamo fretta e la meteo ci sorride. La cresta è comunque divertente, con passaggi di quarto costanti e lame affilate. Il sole e il caldo ci accompagnano per tutta la giornata, un bel contrasto con il freddo dell'attesa.
In cima arriviamo verso le 13, soddisfatti ma consapevoli della lunga discesa che ci aspetta. Qualche passaggio di disarrampicata, due lunghe calate ben gestite ed eccoci verso le 16.30 in capanna, dove per la gioia di alcuni (in realtà pochi) c'è tempo per mangiarsi ancora delle discutibilissime salsicce. I 7 francesi, partiti più tardi e forse un po' troppo sicuri di loro stessi, sottovalutano la cresta e arrivano in cima presumibilmente solo dopo le 16. I racconti del capannaro dicono comunque che ha già visto gruppi ben più lenti, rientrando ormai con il buio.
Noi alle auto arriviamo solo verso le 18.30, dopo circa 14 ore di gita. Siamo impuzzoliti, sporchi, stanchi, ma profondamente soddisfatti. Una gita che ha confermato tutto il fascino dell'alpinismo: fatica, attesa, imprevisti, momenti esilaranti e la soddisfazione di raggiungere un obiettivo inseguito per anni. Un complimento a tutti i partecipanti e ai, per fortuna, numerosi monitori che, grazie alla formazione e all'esperienza cumulata nel CAS, hanno reso un successo questo weekend.
Non solo arrampicata in Valmalenco. Arianna e Nicola ci hanno dimostrato il loro coraggio nel riprendere e far rifiorire l’arte dei laveggiai, costruttori di pentole in pietra ollare un tempo attivi anche nelle nostre valli. Laboriosa la salita al Rifugio Zoia, in auto, a piedi per scavalcare la frana del 2025, e poi con furgoni navetta che, gratuitamente, ci hanno portato fino in capanna. Per la parte arrampicatoria, il sabato è servito a prendere la misure del serpentino, roccia che all’inizio sembra scivolosa, ma poi...scivola veramente! L’accoglienza al rifugio é stata ottima, la cena ottimissima e il gruppo affiatato ha passato una bella serata in allegria. La domenica sei cordate hanno potuto arrampicare su due belle vie di 6/7 lunghezze, sul citato serpentino. Il rientro a valle non é stato, per diversi motivi, meno laborioso della salita.
2 giorni nella meravigliosa Albigna, ambiente da favola e super gruppo. Il sabato abbiamo preso confidenza con la roccia con una bella arrampicata multitiro alla Torre del Pal, domenica ascesa alla Punta Albigna e rientro in Ticino. Bravi tutti!
Fine settimana all'insegna di un alpinismo fuori dalle masse, nel regno degli stambecchi.
Sabato avvicinamento alla Capanna Cristallina lungo il Canale del Becco. Pomeriggio in capanna con le prelibatezze di Manu.
Domenica la Cresta del Coro, mai difficile ma comunque interessante, tra stambecchi solitari e intere famigliole.
Ecco l’ultima uscita del ciclo delle arrampicate serali ai Denti della Vecchia.
Stavolta ci siamo cimentati sulle vie del Sasso Palazzo.
Bravissimi a tutti gli 8 partecipanti a questa serata!
Pizzo del Prevat, classicissima ticinese in un posto meraviglioso e con un gruppo super motivato.
Per non rimanere sempre sulla dolomia dei Denti della Vecchia, abbiamo visitato la simpatica falesia di Gola di Lago. Questa è noto ai fedelissimi della zona, ma raramente da qualcuno che viene da più lontano. Comunque offre interessanti arrampicate con avvicinamento “zero” su gneis con lame e strutture diverse.
Bravissimi ai 4 intrepidi che subito dopo la pioggia hanno inizato l’arrampicata in ottime condizioni!
Terza uscita serale ai Denti della Vecchia: stavolta siamo stati al Sasso del Gatto Est.
Eravamo in 8 (4 cordate) e abbiamo potuto arrampicare con piacere: complimenti a tutti.
Una splendida serata d’estate ha fatto da cornice alla seconda arrampicata serale ai Denti della Vecchia.
Abbiamo (ri)scoperto il settore Amici Miei, sconosciuto ai più, con alcune vie di sicuro interesse. Visto che eravamo in tanti, alcuni si sono cimentati nelle interessanti vie del settore Est del Sasso Grande (sinistra), appena sopra.
Record di partecipazione: oggi eravamo in 12: 6 cordate! Bravissimi!
Primo weekend di corso avanzato alpinismo. Focus su neve e misto. Neve e sole non sono mancati
Prima serata di arrampicata serale ai Denti della Vecchia della stagione 2026.
Malgrado le premesse meteo non proprio favorevoli, 5 intrepidi sono comunque andati al Settore Badin a fare le prime arrampicate della serie.
Bravissimi a tutti che sono stati premiati da un bellissimo sole, anche se all’ombra era ancora più che fresco ...
Quattro giorni di arrampicata sulle bellissime pareti di Arnad.
Arrampicare sul ghiaccio di notte? Perché no!
Valserhorn dei Befani ? Si, dei Befani qualcosa sicuramente, ma non il Valserhorn, stanno spuntando le primule!
Gita di ripiego nella Val Bedretto, in deciso ammanco di neve, ma con comunque la possibilità di portarsi un pò in quota con le strade, evitare il pericoloso bosco, e godersi qualche curvetta nella polverella ben conservata dai freddi pendii nord.
26 partecipanti arzilli, pimpanti e motivati hanno sfidato le temperature e il #maiunapausaalsole della Val Cassinello. Ritmo lento e costante, poche e brevi pause...per arrivare su un cocuzzolo baciato dal caldo sole di gennaio. E qualche curvetta l’abbiamo pure fatta ;-)
Due giorni a cavallo tra Mesolcina, Bellinzonese e Alto Lario, scoprendo panorami poco conosciuti, alpeggi abbandonati oppure rinati, caserme di eserciti di due nazioni separati da un esile cresta, nonché trincee e fortini della Grande Guerra, notevolmente più discreti delle moderne infrastrutture telefoniche che deturpano le vette del Corno di Gesero e della Cima delle Cicogne. Favoriti da due bellissimi giorni autunnali, conditi da una domenica mattina ventosa, che ci ha fatto desistere dal seguire la cresta della Cima di Cugn e della Marmontana siamo scesi ai Laghit de la Boga e attraversato le testate della Val Roggiasca e della Val d’Aian passando sotto alle Baionette del Torresella (Cima di Valstorna) raggiungendo poi i Monti di Lanés. Un ripido sentiero ci ha riportati alla diga della Roggiasca dove tutto era iniziato il giorno prima. Oltre ai paesaggi incantevoli e selvaggi, abbiamo apprezzato l’ospitalità e la simpatia di Nicola e consorte guardiani della Capanna Gesero dove siamo stati magnificamente. Grazie