Una gita inseguita per tre anni e finalmente realizzata: la cresta del Gross Diamantstock ci ha accolto con le sue lame affilate e i suoi passaggi di quarto, regalandoci un weekend intenso, divertente e memorabile.
Sabato si sale in capanna senza pioggia, che arriva solo in leggera misura una volta arrivati, ma per fortuna dura poco. Già si pensava al peggio (o al meglio?) con un pomeriggio tutto in capanna. In falesia ci si allena con tiri più o meno semplici, quasi tutti con gli scarponi, per prendere confidenza con la sensazione che si avrà l'indomani sulla cresta. Il capo gita affronta un 6b+ con gli scarponi, giusto per scaldare l'atmosfera – o come sfida con se stesso? Scalata praticamente l'intera falesia, si rientra in capanna e il gruppo si divide: da una parte le epiche partite a trottolino, dall'altra le partite a carte. In entrambi i casi non mancano polemiche accese, goal contestati, discussioni infinite sulla fortuna e polsi doloranti il giorno dopo.
Dopo una buona e abbondante cena (nonostante frutta e panna, non nel dessert!), il capannaro ci avvisa: l'indomani ci saranno ben 14 cordate sulla cresta, un record per questa estate. Le partenze vengono scaglionate: alle 4.30 le prime 4 cordate da due, alle 5.00 noi ticinesi, alle 5.30 7 francesi che dormiranno poi in capanna. La farmacia ingombrante del capo gita diventa subito un peso che nessuno vuole accollarsi, anche se alla fine resterà fedelmente – non senza qualche giusta obiezione – nello zaino di un partecipante fino al rientro la domenica.
Domenica l'avvicinamento di 1h30 ci porta all'attacco, ma le cordate davanti a noi non sono ancora partite: solo la prima ha fatto pochi metri sul muro iniziale. Troppo bravi noi a scegliere il percorso su quel che rimane del ghiacciaio? O forse si sono semplicemente preparati con calma eccessiva loro? Il freddo ci costringe a improvvisare esercizi di riscaldamento: pistol squat, flessioni e saltelli mentre aspettiamo il turno.
Poi ecco che finalmente si parte, sul muro iniziale di 4c. Uno dei capigita, come lo vede, decide di mettersi le pedule che terrà fedelmente fin quasi alla vetta! Ma quindi tutto l'allenamento del giorno prima a che è servito?
La cresta procede, ma molto a rilento: le cordate davanti sono in difficoltà su quasi ogni passaggio tecnico, con urla che sembrano da 8a, scarponi che scivolano e una gestione della corda discutibile, sempre tutti i 50 m fuori anche dove servirebbe tenerla corta. Forse la formazione CAS ci ha reso troppo attenti a questi dettagli? O forse non tutte le persone sono proprio in chiaro su come andare in montagna? Ad ogni modo noi, in otto, non proviamo nemmeno a superare: meglio mantenere la calma e godersi il ritmo, non abbiamo fretta e la meteo ci sorride. La cresta è comunque divertente, con passaggi di quarto costanti e lame affilate. Il sole e il caldo ci accompagnano per tutta la giornata, un bel contrasto con il freddo dell'attesa.
In cima arriviamo verso le 13, soddisfatti ma consapevoli della lunga discesa che ci aspetta. Qualche passaggio di disarrampicata, due lunghe calate ben gestite ed eccoci verso le 16.30 in capanna, dove per la gioia di alcuni (in realtà pochi) c'è tempo per mangiarsi ancora delle discutibilissime salsicce. I 7 francesi, partiti più tardi e forse un po' troppo sicuri di loro stessi, sottovalutano la cresta e arrivano in cima presumibilmente solo dopo le 16. I racconti del capannaro dicono comunque che ha già visto gruppi ben più lenti, rientrando ormai con il buio.
Noi alle auto arriviamo solo verso le 18.30, dopo circa 14 ore di gita. Siamo impuzzoliti, sporchi, stanchi, ma profondamente soddisfatti. Una gita che ha confermato tutto il fascino dell'alpinismo: fatica, attesa, imprevisti, momenti esilaranti e la soddisfazione di raggiungere un obiettivo inseguito per anni. Un complimento a tutti i partecipanti e ai, per fortuna, numerosi monitori che, grazie alla formazione e all'esperienza cumulata nel CAS, hanno reso un successo questo weekend.
Tempo bellisssimo e gita meravigliosa come hanno più volte espresso i partecipanti. Dopo aver costeggiato il lago Lucendro iniziamo la salita che dall’Alpe di Lucendro ci porta a incrociare i Laghi della Valletta. L’aria frizzante ci accompagna piacevolmente. Dopo una meriata pausa proseguiamo per il Passo d’Orsirora (o Gatscholalücke per gli amici d’oltre Gottardo). Dal passo la vista è imprendibile. In lontananza scorgiamo anche l’omonimo lago. Daniela è estasiata e finisce per contagiare tutti quanti. Ora inizia la parte più impegnativa. Seguiamo una traccia T3 che ci porta in cresta e quindi diritti fino alla cima del Pizzo d’Orsirora a quota 2602 m.s.m. Fatica evidentemente premiata. Dopo il meritato pranzetto è Walter che ci intrattiene. Non per raccontarci una delle sue belle storielle. Fattosi serio, da buon maestro ci informa sui nomi dei quattromila che possiamo vedere da lassù, tra cui gli immancabili Finsteraarhorn e Schreckhorn. La siesta è breve, avrà pensato Christhof, ma bisogna ripartire. Scegliamo di completare l’anello scendendo lungo un pendio che comporta qualche piccola difficoltà come previsto, ma il gruppo dà prova di saperci fare. In poco tempo ci abbassiamo di 300 m e raggiungiamo il sentiero che costeggia il Lago d’Orsino a quota 2200 m circa. Una volta raggiunto quest’altro bel laghetto la tentazione è troppo grande per alcuni di noi. Pronti, via: fuori scarponi e calze e … piedi a mollo! L’ultimo tratto è meno ripido e raggiungiamo in poco tempo e con grande sollievo il punto di partenza.
Un gruppo di 7 sale per la via breve ma panoramica sino al rifugio. Lungo la salita, anche se con poco sole, approfittiamo della vista su piano di Magadino, Valle Verzasca, Golfo della Maggia e i diversi comuni che li popolano. Purtroppo la vista sulle Alpi non è compresa nel programma della giornata: sarà per una prossima occasione. Sulla terrazza del rifugio veniamo avvolti dalla nebbia che crea un ambiente autunno-invernale. Raggiunti dai partecipanti saliti dal giro lungo, ci gustiamo un ottimo pranzo in comune.
Il nostro gruppo (giro lungo),composto da 8 partecipanti fa il giro attorno al Monte Gambarogno.
Passiamo dall'Oratorio di Sant'Anna e ci fermiamo all'Alpe Cedullo per un caffè e ottimi pezzettini di torta gentilmente offerti dall'alpigiano.
Raggiungiamo poi l'altro gruppo (giro corto) al rifugio in vetta, per il pramzo in comune.
Non solo arrampicata in Valmalenco. Arianna e Nicola ci hanno dimostrato il loro coraggio nel riprendere e far rifiorire l’arte dei laveggiai, costruttori di pentole in pietra ollare un tempo attivi anche nelle nostre valli. Laboriosa la salita al Rifugio Zoia, in auto, a piedi per scavalcare la frana del 2025, e poi con furgoni navetta che, gratuitamente, ci hanno portato fino in capanna. Per la parte arrampicatoria, il sabato è servito a prendere la misure del serpentino, roccia che all’inizio sembra scivolosa, ma poi...scivola veramente! L’accoglienza al rifugio é stata ottima, la cena ottimissima e il gruppo affiatato ha passato una bella serata in allegria. La domenica sei cordate hanno potuto arrampicare su due belle vie di 6/7 lunghezze, sul citato serpentino. Il rientro a valle non é stato, per diversi motivi, meno laborioso della salita.
2 giorni nella meravigliosa Albigna, ambiente da favola e super gruppo. Il sabato abbiamo preso confidenza con la roccia con una bella arrampicata multitiro alla Torre del Pal, domenica ascesa alla Punta Albigna e rientro in Ticino. Bravi tutti!
Fine settimana all'insegna di un alpinismo fuori dalle masse, nel regno degli stambecchi.
Sabato avvicinamento alla Capanna Cristallina lungo il Canale del Becco. Pomeriggio in capanna con le prelibatezze di Manu.
Domenica la Cresta del Coro, mai difficile ma comunque interessante, tra stambecchi solitari e intere famigliole.
Capanna Piansecco Bedretto Partenza da Cioss Prato. Tempo nuvoloso e fresco. Siamo in sette persone. Una ha disdetto per un improvviso malessere . Salita alla capanna tranquilla e adatta a tutti. Giunti alla meta , pranziamo sulla terrazza. Sempre nuvoloso con qualche sprazzo di azzurro. Scendiamo verso All'Acqua e proseguiamo per Cioss Prato. Ci fermiamo per una bibita e approfittiamo della bella temperatura fresca. Bella e gioiosa compagnia. Il rientro tutto bene.
FINALMENTE, al terzo tentativo siamo riusciti ad organizzare questa magnifica gita nella zona del passo del Furka. Sin dal mattino, la giornata si presenta splendida, priva di nuvole e anche la temperatura è molto gradevole. Motivati il nostro gruppetto composto da 8 partecipanti si avvia lungo i pendii in direzione capanna Siedelen dove ci fermiamo per un caffè prima di affrontare il sentiero bianco e blu chiamato Nepali Highway e che ci porterà alla capanna Albert Heim. Ci accompagna la vista delle creste del Galenstock e dei suoi ghiacciai, sofferenti per il caldo anche in quota (zero termico oltre i 4500m). Tappa anche alla capanna Albert Heim. Passiamo poi dal Schafberg e ci dirigiamo verso Tiefenbach per rientrare in Ticino. Giornata splendida che ricorderemo a lungo.
Ecco l’ultima uscita del ciclo delle arrampicate serali ai Denti della Vecchia.
Stavolta ci siamo cimentati sulle vie del Sasso Palazzo.
Bravissimi a tutti gli 8 partecipanti a questa serata!
Pizzo del Prevat, classicissima ticinese in un posto meraviglioso e con un gruppo super motivato.
Siamo partiti in 3 da Cimalmotto con una giornata splendida. Passiamo dall’alpe Sfii e raggiungiamo l’omonimo lago, dove facciamo la meritata pausa. Al ritorno, prima di arrivare all’auto ci ha raggiunto un temporale rinfrescante.
Sfidando il gran caldo, 10 seniori hanno percorso la tratta Caprino – Cantine di Gandria. Tre di loro si sono rinfrescati nel lago. Mentre un secondo gruppo composto da 5 temerari si è avviato da Castagnola a Gandria, poi con il battello alle Cantine di Gandria. I due gruppi si incontrano per un pranzo comune al grotto Descanso. Rientro tutti assieme col battello fino a Lugano.
C’erano tutti i presupposti per poter trascorrere tre magnifici giorni in montagna, nella valle del Sole, lontano dal gran caldo cittadino. Ma…. Le consultazioni di MeteoSwiss indicavano forti piogge proprio all’orario della nostra partenza dal Luzzone. Cosa che, puntualmente è accaduta. Lasciato sfogare Giove pluvio e muniti di ombrello, ci siamo incamminati verso la Capanna Motterascio, la nostra meta della prima giornata. Ad accoglierci, un forte vento ed una temperatura non proprio da mese di luglio. La meteo per il giorno seguente indicava un magnifico sole, ciò che ci galvanizzava per poter raggiungere la meta, il Pizzo Terri. Ma…. hai noi …. al risveglio, la meteo non coincideva a quanto da noi prospettato, temperatura invernale ed un vento patagonico ci hanno accolti al risveglio. Non ci siamo lasciati intimidire e abbigliati a strati e con tanto di cuffia e guanti ci siamo incamminati verso la nostra meta, il Pizzo Terri. La salita fortunatamente ci è parsa migliore del previsto, Ma…. giunti in prossimità del traguardo la nebbia ed il caro Eolo (il potente signore dei venti) il quale, ha dato sfogo a tutte le sue energie, obbligandoci a rinunciare l’assalto alla cima. Ritorno obbligato verso la Capanna, passando per il Laghet la Greina e Crap la Crusch. Fortunatamente il giorno del ritorno la meteo ci ha permesso di dirigerci verso la Capanna Scaletta, approfittando di una giornata finalmente calda e soleggiata, così da poter godere di tutte le meraviglie della Greina. Dopo esserci rifocillati in Capanna, raggiungiamo Pian Geirètt dove con il Bus ci riporterà ai mezzi per il ritorno a casa. Tutto sommato la buona compagnia ha sopperito alle cattive condizioni meteo e si può affermare di aver comunque trascorso tre giorni in allegria.
Per non rimanere sempre sulla dolomia dei Denti della Vecchia, abbiamo visitato la simpatica falesia di Gola di Lago. Questa è noto ai fedelissimi della zona, ma raramente da qualcuno che viene da più lontano. Comunque offre interessanti arrampicate con avvicinamento “zero” su gneis con lame e strutture diverse.
Bravissimi ai 4 intrepidi che subito dopo la pioggia hanno inizato l’arrampicata in ottime condizioni!
Terza uscita serale ai Denti della Vecchia: stavolta siamo stati al Sasso del Gatto Est.
Eravamo in 8 (4 cordate) e abbiamo potuto arrampicare con piacere: complimenti a tutti.
Partiamo da Acquacalda con l’abituale sorriso, che si stempera - ma solo leggermente - a causa dell’inizio impervio che ci conduce dapprima a Croce Portera e in seguito alla Croce del Bosc. La maestosità dell'Adula e la cresta che conduce al Piz di Cadrèigh ci accompagnano per buona parte della giornata. La meteo è favorevole, ma verso mezzogiorno il caldo comincia a farsi sentire. Ora ci aspetta la parte più difficoltosa. Il sentiero s’inerpica lungo il fianco ovest del pizzo con alcuni passaggi impegnativi classificati come T3. Ma tutto procede bene e poco dopo mezzogiorno raggiungiamo la cima. La vista è impareggiabile. Walter e Pier discutono se quel 4000 che si vede a nord ovest sia il Finsteraarhorn o lo Schreckhorn. Di sicuro, la montagna a tre punte davanti a noi è il Campo Tencia. Purtroppo, anche in montagna il tempo passa in fretta e dopo aver scattato qualche fotografia iniziamo a scendere. Passando dal Passo della Gana Negra sovrastato dal Pizzo Corvo, dalle pareti di scisto color nero, prendiamo il facile sentiero che conduce al Passo del Lucomagno. Sorpresa. Ora non siamo più soli. Le marmotte ci intrattengono con i loro fischi, mitigando lungo tutta la discesa il desiderio della proverbiale birretta.
Pier
Una splendida serata d’estate ha fatto da cornice alla seconda arrampicata serale ai Denti della Vecchia.
Abbiamo (ri)scoperto il settore Amici Miei, sconosciuto ai più, con alcune vie di sicuro interesse. Visto che eravamo in tanti, alcuni si sono cimentati nelle interessanti vie del settore Est del Sasso Grande (sinistra), appena sopra.
Record di partecipazione: oggi eravamo in 12: 6 cordate! Bravissimi!
Primo weekend di corso avanzato alpinismo. Focus su neve e misto. Neve e sole non sono mancati
Prima serata di arrampicata serale ai Denti della Vecchia della stagione 2026.
Malgrado le premesse meteo non proprio favorevoli, 5 intrepidi sono comunque andati al Settore Badin a fare le prime arrampicate della serie.
Bravissimi a tutti che sono stati premiati da un bellissimo sole, anche se all’ombra era ancora più che fresco ...
10 seniori proseguono imperterriti sulle tracce dei Walser, questa volta fra Filisur e Davos. Scopriamo il paese di Monstein, le valli di Sertig e Dischma, purtroppo, non aiutati dalla meteo: saltiamo due tappe che ricupereremo nel 2027. Il giorno due invece di camminare, andiamo a visitare il parco botanico alpino sopra Schatzalp: che scoperta, girovaghiamo per oltre due ore (e avremmo potuto restarci ancora più a lungo), fra una vegetazione di tutto il mondo. Il giorno tre ci inerpichiamo verso la Tällifurgga (2567m), schiacciando dai 2200 metri in su l’abbondante neve. Ci accompagnano, la prima flora, le marmotte ancora mezze addormentate e arrivati sulla cima fa capolino anche il sole. Il fondo valle è una esplosione di prati fioriti, incredibile. Il giorno quattro, a causa della meteo (ancora) sfavorevole, cambio programma, seguiamo il fiume Landwasser sino a Davos Glaris, poi il sentiero storico “Alter Zügenweg” sino a Davos Wiesen.
Con i mezzi pubblici arriviamo a Ponte Semina da dove parte il sentiero tematico delle fornaci di calce. All’altezza di Campo Blenio il gruppo si divide. I lenti e contenti seguono il fiume fino a Piàn Murin e poi visitano Ghirone. I meno lenti ma contenti trovano sul percorso, che si snoda nel bosco e piati fioriti attorno a Campo Blenio e lungo il fiume, due forniaci restaurate e diversi pannelli con relative spiegazioni. I due gruppi si raggiungono sulla terrazza del ristorante Genziana, purtroppo chiuso da diversi anni, per prendere l’autopostale.
Prima uscita organizzata per attivi e seniori - Partecipanti 7 seniori!
Ritrovo a Tesserete e viaggio con autopostale fino a Cozzo. Da qui saliamo all'Alpe Pietrarossa e raggiungiamo l'Alpe Piandanazzo, dove ci fermiamo per il pranzo.
Saliamo poi sulle cime del Monte Bar (1816m) e del Caval Drossa (1632m), scendiamo al Crocione e passando dall'Alpe Davrosio raggiungiamo Tesserete.
Oggi, nonostante il gran caldo abbiamo raggiunto la vetta del monte Morissolo sopra Cannero.
Salita abbastanza impegnativa, con alcuni tratti particolarmente ripidi che hanno messo a dura prova i 9 partecipanti, che, inoltre hanno girovagato all’interno delle numerose gallerie della linea Cadorna prima di trovare la giusta uscita per raggiungere le tre croci che dominano la cima, con una imprendibile vista.
Ritorno dall’altro versante lungo un sentiero immerso nel bosco.
E…per finire, visita al vecchio torchio di Oggiogno, e una meritata bibita al bar del villaggio.
Ritrovo a Lugano, in seguito con i mezzi pubblici arrivo a Maggia. In 10, dopo un buon caffé, saliamo la gradinata che ci porta alla Cappella Santa Maria della Cascata. Continuiamo in direzione Alpe Cassinèla con la sua cappelletta. Da qui scendiamo a fondo valle per poi risalire fino all'Alpe Canaa, dove pranziamo. La discesa sulla parte opposta della valle ci porta nuovamente alla Cappella sopra la cascata ed infine a Maggia. Abbiamo trascorso una bellissima giornata in compagnia e allegria.
Quattro giorni di arrampicata sulle bellissime pareti di Arnad.
È stata un una bella giornata di primavera. Siamo partiti da Cademario in direzione di Arosio dove al grotto ci aspettava la metà del gruppo di coloro che non voleva camminare.
Al Grotto Sgambada abbiamo gustato un ottimo pranzo a base di capretto.
Ritorno sul sentiero panoramico. Una bella giornata riuscita.
Giovedì 16 aprile, abbiamo visitato Villa Balbianello.
Villa scenografica costruita nel 1787, già residenza di famiglie protagoniste del Risorgimento, affacciata sul lago di Como e situata sulla punta della piccola penisola boscosa di Lavedo.
La Villa è stata acquistata da Guido Monzino (imprenditore, collezionista ed esploratore) nel 1974 e lasciata in eredità al FAI nel 1988.
Guido Monzino, ultimo proprietario, trasformò la dimora in un rifugio dove conservare con ordine e gusto i ricordi di una vita avventurosa che lo condusse, primo italiano, in cima all’Everest.
Dopo una breve passeggiata lungo la strada asfaltata o lungo un sentiero nel bosco, in attesa della visita guidata, singolarmente abbiamo potuto visitare lo stupefacente giardino: un tracciato che spazia tra ardite potature (arte topiaria) e scorci romantici, viali fiancheggiati da statue, terrazze panoramiche e fioriture.
La visita guidata ha inizio dalla Loggia Durini, cuore scenografico del complesso, che accoglie la Sala della Musica e la Biblioteca, dove si conserva il fondo librario alpinistico e geografico di Monzino.
In seguito visitiamo gli ambienti interni della Villa, che ospitano arredi francesi del Settecento, collezioni d’arte extraeuropea, raccolte di argenti e ceramiche, dipinti su vetro e arazzi di Beauvais.
Dallo studio di Guido Monzino (da cui si può intravvedere l’ardita potatura
“a ombrello” del grande leccio, richiesta dal proprietario per non perdere l’imprendibile vista sulle Alpi), al Museo delle Spedizioni (allestito nel sottotetto), con bandiere, foto, reperti etnografici e la più grande collezione di avori Inuit fuori dalla Groenlandia, oltre alla slitta usata per la spedizione al Polo Nord del 1971. E poi ai piani inferiori: il Salotto verde e la sala detta del “Fumoir”, la Sala da pranzo. Scendendo ulteriormente si giunge al piccolo Appartamento degli ospiti, già dedicato alla madre del proprietario, Matilde Monzino Alì, nobildonna di origini messinesi.
Terminata la visita, tramite breve trasferimento con il battello, raggiungiamo Lenno per la pausa pranzo.
La visita si è conclusa a piena soddisfazione dei 12 partecipanti.
"Camminata sali scendi lungo i vigneti di Gordola fino alla cantina
Carrara. Graziano e Marilena, i proprietari, ci hanno accolti con calore
e abbiamo visitato la loro cantina, fatta interamente di pietre delle
nostre valli e il loro alambicco privato. Pranzo al sacco sulla terrazza
della cantina, accompagnato con la fisarmonica suonata da Graziano."
Serata splendida! Ottima cena con torta e brindisi di compleanno! Discesa in notturna con luna piena in un’atmosfera suggestiva! Panorama incantevole di luci ed ombre!
"Gita alla riscoperta di un mestiere e alla scoperta di grotte scavate dall’uomo.
Subito dopo Malnate, accanto al fiume Lanza, abbiamo potuto vedere un mulino ancora funzionate e dove ogni giorno il mugnaio macina il granoturco. Più avanti sempre nel parco valle Lanza abbiamo scoperto delle cave di Molera che l’uomo ha scavato per estrarre la pietra e che ora hanno assunto delle forme e colori particolari da sembrare dei monumenti.
Il nostro. cammino è proseguito seguendo il tracciato della vecchia ferrovia della Val Morea fino a Stabio e da lì a Genestrerio.
Passeggiata tranquilla in una giornata mite, con i tipici segnali dello sbocciar della primavera.”
Finalmente le condizioni meteo e valanghe permettono ad un gruppo di 9 di svolgere la 3 giorni di sci-alpinismo con meta le montagne che circondano la capanna Maighels. Mercoledì con il treno raggiungiamo il passo dell’Oberalp. Dopo un caffè in terrazza ci avviamo verso la nostra prima meta, il Pazolastock. Dalla vetta giù-giù per poi risalire sino alla capanna. Giovedì la nostra meta è il Piz Borel, per sicurezza ci fermiamo sull’antecima. Questo ci permette comunque di godere del paesaggio verso le montagne ticinesi. Venerdì via verso il Piz Alv e poi,passando dal passo Maighels, una lunghissima discesa ci porta ad Andermatt. Meteo top, la luna piena della prima notte in capanna, la neve non sempre come la si vorrebbe, ma comunque sciabile, una bella accoglienza in capanna, niente concerti notturni, una buona cucina con una bella scelta di vini, sono il nostro premio.
Siamo partiti in 7 da San Bernardino con una giornata da cartolina. Pausa di 1 ora sul passo con temperatura primaverile e assenza di vento ( miracolo). Siamo rientrati contenti della giornata.
Fausto
Venerdì 13 febbraio, abbiamo visitato l’esposizione “ARTE WALSER. La tradizione di Bosco Gurin” al MUSEC, situato sul lungolago di Lugano nella storica Villa Malpensata.
Attraverso un percorso espositivo, articolato in tre sezioni tematiche:
e grazie alle oltre 120 opere, oggetti d’uso quotidiano, arredi, giocattoli e arte sacra abbiamo potuto immergerci nella cultura locale, tra vita quotidiana e spiritualità, tra arte popolare e influenze artistiche europee.
In conclusione, una sezione speciale dedicata a Hans Anton Tomamichel (1899–1984). Illustratore, pittore e grafico pubblicitario nato a Bosco Gurin. Tra le sue opere più conosciute “Knorrli” il personaggio pubblicitario della ditta Knorr.
Un particolare ringraziamento a Carol (guida MUSEC ) per la gentile accoglienza e il professionale accompagnamento.
La visita si è conclusa a piena soddisfazione dei 30 partecipanti
Arrampicare sul ghiaccio di notte? Perché no!
Viste le condizioni di innevamento, niente Valle Leventina ma Mesolcina. Lasciamo Soresina sotto una leggera pioggia, mentre a San Bernardino, nostro punto di partenza vediamo già qualche scorcio di blu nel cielo. Seguiamo la strada del passo sino a Cà de Mucha e poi ci innalziamo sino a ca. 2500 m lungo le pendici del Zapporthorn.
Nel frattempo il cielo si è schiarito e il sole illumina la nostra discesa che si svolge quasi tutta in ottima neve polverosa.
Gita CAS Seniori del 29 gennaio 2026, sette partecipanti.
Ritrovo stazione di Lugano alle ore 7.30. Con treno e autopostale raggiungiamo l'Alpe di Neggia.
In uno splendido scenario bianco partiamo con le ciaspole e raggiungiamo la cima del Monte Gambarogno,
proseguiamo poi sulla cresta e scendiamo all'oratorio di Sant'Anna.
La neve alta e fresca rallenta il nostro passo. Constatiamo che il ritardo non ci permetterà di prendere l'autopostale a Indemini.
Arrivati alla biforcazione decidiamo pertanto di risalire il sentiero fino all'Alpe di Neggia, dove prendiamo
l'autopostale successivo.
Gita ad anello da Platta.
Ciaspolata del 15 gennaio 2026 con quattro partecipanti.
Partenza da Platta con congiungimento tracciato 610 a Pali. Salita fino all’alpe Plaun Pardatsch, con pausa pranzo ed infine piccola salita e discesa verso Platta.
Un bellissimo percorso tra pascoli erbosi e boschi.
Una giornata nuvolosa con ampie schiarite trascorsa in buona compagnia.
Valserhorn dei Befani ? Si, dei Befani qualcosa sicuramente, ma non il Valserhorn, stanno spuntando le primule!
Gita di ripiego nella Val Bedretto, in deciso ammanco di neve, ma con comunque la possibilità di portarsi un pò in quota con le strade, evitare il pericoloso bosco, e godersi qualche curvetta nella polverella ben conservata dai freddi pendii nord.
26 partecipanti arzilli, pimpanti e motivati hanno sfidato le temperature e il #maiunapausaalsole della Val Cassinello. Ritmo lento e costante, poche e brevi pause...per arrivare su un cocuzzolo baciato dal caldo sole di gennaio. E qualche curvetta l’abbiamo pure fatta ;-)
Da Agno abbiamo camminato lungo il lago di Lugano, con un tempo invernale quasi autunnale, scoprendo posti meravigliosi davanti a casa, adatti per il gruppo “lenti e contenti”.
3 partecipanti
9.30: aprendo i bauli delle auto, sorpresa manca un paio di scarponi. Partiamo tutti lo stesso e vedremo cosa fare in funzione delle condizioni del sentiero.
13.30: siamo in vetta e ci godiamo un panorama a 360° mozzafiato.
17.00: sfiancati da una interminabile discesa, ma contenti per la bella giornata trascorsa in compagnia, raggiungiamo le auto.
17.xx: la nostra prima auto si ferma per lasciare passare un’automobile che giunge in senso contrario e inspiegabilmente invece di venire avanti questa arretra e precipita per alcuni metri lungo una ripida scarpata per poi fermarsi contro un albero. Che spavento: per fortuna il passeggero è incolume, ma con le portiere bloccate dall’urto e la sua età avanzata, non riusciamo ad estrarlo dal veicolo. Allertiamo i pompieri e assistiamo ad un balletto di veicoli (polizia, pompieri, sanitari) che ci lascia allibiti.
18:30: chiudiamo con un bel brindisi una giornata che penso non dimenticheremo facilmente.
In dieci iniziamo la giornata a Tesserete con un buon caffé. Rinfrancati ci incamminiamo e passando da Bigorio e Condra raggiungiamo il Monte Moschèra. Calpestando la prima neve passiamo a Gola di Lago e ci fermiamo ai Monti Zalto per mangiare. Rifocillati scendiamo a Campestro dove Hélène ci invita a casa sua per dissetarci